Trabucchi Gargano

Storia del Trabucco Garganico

Premessa

Nel lontano 1964, nel rinomato MoMA (Museo di Arte Moderna) di New York , Bernard Rudofsky allestì una mostra fotografica intitolata "Primitive Architecture".

Fra le immagini esposte - oltre al sito neolitico di Stonehenge in inghilterra, alle particolarissime costruzioni in mattoni di argilla delle popolazioni berbere del Marocco e a tante altre testimonianze di "architettura vernacolare" raccolte con scrupolo in giro per il mondo dall'architetto visionario austriaco - figuravano, affiancate l'una all'altra, una fotografia del Trabucco di Punta della Torre in Vieste e una di una struttura di pesca tradizionale costruita interamente in bamboo e situata sul fiume Wagenya in Congo.

Trabucchi Gargano
Trabucco della Torre - Vieste
Trabucchi Gargano
Struttura per la pesca tradizionale - fiume Wagenia - Congo


Fu forse la prima volta che la complessa architettura dei nostri trabucchi suscitò interesse e curiosità a livello internazionale. Da allora in poi, a più riprese nei decenni fino ai giorni nostri, queste tanto affascinanti macchine da pesca non smisero mai di essere citate in articoli, riviste di viaggi, reportage televisivi, tesi di laurea in ingegneria e architettura, etc.

Tornando per un attimo al tema della mostra fotografica del MoMA nel 64, c'è da sottolineare che, con l'accezione "primitiva", Rudofsky sicuramente non intendeva un tipo di architettura rozza, elementare, semplice.

Bensì aveva probabilmente in mente, avendone potuto osservare tanti esempi nei suoi numerosi viaggi nelle aree rurali del pianeta, quel tipo di architettura ispirata dall'ingegno della cruda necessità. Ovvero, quel tipo di architettura basata, causa scarsità di risorse e materiali, quasi esclusivamente su criteri di elevata funzionalità e sull’obiettivo del massimo risparmio sui costi.

Tutto questo per definire con chiarezza che (e a scriverlo è uno che sui trabucchi ci è nato e cresciuto), l'ingegneria e le capacità tecniche che stanno dietro la costruzione di un Trabucco tradizionale garganico sono tutt'altro che "primitive".

Nell'era d'oro dei Trabucchi infatti, ovvero quella fino alla metà degli anni settanta del novecento, i mastri costruttori di trabucchi erano ammirati e tenuti in grande considerazione da tutte le popolazioni locali, proprio perchè considerati tenutari di maestrie e conoscenze esclusive e molto preziose.

Si perchè allora, potersi permettere di pagare la costruzione (e i costruttori) di un trabucco non era da tutti e i mastri costruttori, pienamente consapevoli del valore delle loro raffinate competenze, non erano soliti fare sconti a chicchessia.


La pesca sulle coste garganiche. Una questione di pirati

Numerosi sono i testi, i registri e i manoscritti, più o meno antichi, spulciati con avidità dai tanti appassionati di storia garganica e dei trabucchi e, in ognuno di questi, sembra apparire chiaro come l'attività di pesca nel Gargano fosse blanda o inesistente fino a novecento inoltrato.

Scrive padre Michelangelo Manicone ne "La Fisica Appula" (1807): “...la pesca è morta qui. E’ vero che vi è una paranza; ma ella è composta di due barche sì piccole che, per irrisione, appellasi “la Paranza dell’Abbondanza”, tanta è scarsa la copia di pesce dalla medesima pescata… Del mare di Peschici non parlerò… ed al pesce che si pesca, è condizionato dal modo stesso del suo contiguo mare viestano…”

Insomma, in questa remota parte d'italia, a differenza delle flotte organizzate di nassaiuoli, di cannucciari e di langellari (comunità di pescatori professionisti riunite in corporazioni fin dalla prima metà del 600) tipiche del non lontano Golfo di Napoli, l'attività di pesca non parrebbe dare alcun apporto sostanziale alle economie locali. Ma perchè?

La risposta va ricercata in un ulteriore balzo indietro nel tempo, quando nel 1480 la popolazione di Otranto fu decimata dalla flotta del comandante turco Gedik Ahmed Pascià, l'iniziatore di quella pirateria ottomana che imperverserà per i successivi tre secoli provocando migliaia di morti e rendendo il mar Adriatico un importante bacino di raccolta di schiavi da deportare nel potente impero dei sultani.

I Pirati Turchi dell'Adriatico
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Ahmed Pascià Dragut Barbarossa


La pirateria mise letteralmente a ferro e fuoco le contrade delle comunità garganiche. Famosi sono gli eccidi di Vieste (7.000 morti) nel 1554 ad opera del pirata Dragut e di Manfedonia (500 trucidati e migliaia ridotti in schiavitù) ad opera del pirata Chalil Pascià nel 1620.

E nonostante con la battaglia di Vienna iniziasse la crisi dell'impero ottomano e conseguentemente della pirateria adriatica condotta in grande stile (ovvero perpetrata con grandi galere armate con pezzi di artiglieria pesante e con a bordo centinaia di uomini), la pirateria spicciola, fatta di avanzi di galera e criminali d'accatto che spontaneamente organizzavano spedizioni verso le nostre coste, continuò fino a tutta la metà dell'ottocento.

Trabucchi Gargano
Rappresentazione d'epoca della galera del pirata Ahmed Pascià


I nostri mari, dunque, non erano sicuri. E questo probabilmente spiega perchè una vera marineria dedita alla pesca non ha mai avuto modo di svilupparsi pienamente sulle coste del Gargano.


La nascita dei Trabucchi. Come fare di necessità virtù

Sicuramente, per le popolazioni garganiche di Vieste e Peschici, doveva rappresentare una vera pena osservare, impotenti senza poter prendere il mare per catturarli, i grandi banchi di cefali, capitoni, anguille, grugnali, ecc. che dalle foci dei laghi Varano e Lesina transitavano indisturbati nei mari di fronte alle loro coste per andare a deporre le uova nelle grotte e nelle insenature naturali delle falesie rocciose più a sud.

Proprio le varietà di pesci di cui sopra, infatti, vivevano in abbondanza nei mari del Gargano e le rotte che per istinto tenevano nella loro migrazione riproduttiva li portavano a passare a non più di una ventina di metri dalla costa. Il pensiero quindi di dover inventare un modo per poterli catturare, senza necessariamente dover prendere il mare, comincio probabilmente a frullare in testa a molti garganici dell'epoca.

L'idea vincente, infine, fu il Trabucco garganico. Una complessa macchina da pesca ben ancorata a terra e capace di proiettare fino a 30 metri dalla costa grandi reti in grado di sollevare, in un'unica pescata, quintali di pesce. Resta solo da capire da dove venissero le elevate competenze tecniche per realizzare, con soli legno, cordame e filo di ferro, un marchingegno tanto potente quanto delicato negli equilibri.

Da diversi documenti risalenti al periodo angioino, appare chiaro come Vieste e Peschici fossero la sede di importanti cantieri navali dedicati alla costruzione di navi militari. Scrive N. Tomaiuoli ne "La Capitanata nel periodo Angioino":
"Da una serie di documenti del 1275/76, apprendiamo che la regia Curia aveva affidato, sempre ad extalium, ad una società di Vieste e di Peschici (Giovanni Guerra, Roberto de Minerro, Protontino di Vieste, Felice de Dossia o de Descia, Nicola Tumberro o Comberri, Leonardo de Vulpino, di Vieste, e Roberto e Galeytus rispettivamente notaio e giudice di Peschici) la costruzione di 20 taride. I documenti specificano inoltre che queste navi erano in costruzione a Vieste. Il costo complessivo dell’opera ammontava a 1.800 once d’oro, ovvero 90 once a tarida. Nel maggio del 1276 vengono commissionate al detto Nicola de Galiano altre dieci taride; queste, per contratto, dovevano essere costruite a Vieste o a Peschici ed ultimate entro il 15 marzo dell’anno seguente"

Trabucchi Gargano
Taride da guerra dell'epoca Angioina


Furono dunque, molto probabilmente, i mastri d'ascia e gli ingegneri dei cantieri navali militari garganici, abituati a costruire ponti, a issare alberi maestri e a fissare stralli e sartie, a ispirare la trappola del Trabucco. Una macchina tanto studiata e perfetta da fiorire in breve lungo tutta la costa garganica, tanto che dal 1850 fino al 1950 se ne contavano, fra Vieste e Peschici, ben 36 (10 a Peschici e 26 a Vieste).

Trabucchi Gargano
Trabucco anticamente esistente sull'isolotto del Faro - Vieste


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